"Qualche volta, Winston, due e tre fanno cinque. Qualche volta fanno tre. Qualche volta fanno quattro e cinque e tre nello stesso tempo. Devi sforzarti di più. Non è facile recuperare il senno!"
Conduce Emiliano Germani, live da Roma (INSERIRE COLLEGAMENTO MAPPA)
I blog dei candidati alla guida del Partito Democratico + Speciale FREE-BURMA: la mobilitazione online in aiuto del popolo birmano
Ospiti:
Nicola Mattina, blogger e consulente esperto di media sociali (www.nicolamattina.it)
Andrea Bondi, blogger, esperto di nuove tecnologie e giovane politico impegnato nell'amministrazione locale (www.andreabondi.it)
Dario Salvelli, blogger esperto di nuove tecnologie
DI COSA PARLIAMO?
FREE BURMA (http://www2.free-burma.org/index.php): il 4 ottobre i blogger di tutto il mondo mobilitati per sostenere la rivoluzione pacifica in Birmania. Cosa è succeso? Qual è il ruolo di Internet in questa straordinaria azione? Come possiamo partecipare?
Veltroni, Bindi, Letta, Adinolfi, Gavazzoli Schettini, Gawronsky. Come comunicano sul web i 6 candidati alla guida del nuovo soggetto politico del centro-sinistra? Esploriamo insieme i loro blog e siti Internet e scopriamo se sono o no dei bravi "politici 2.0". Continua su POLITICA2.0 BLOG (http://www.politicaduepuntozero.it/?p=93)
E inoltre
Le news della settimana: la censura Internet in Birmania, il reality blog spagnolo per aspiranti premier, il fantomatico blog di Silvio Berlusconi e la strategia Internet della bella Yulia Tymoshenko (aspirante premier in Ucraina)
La PETTEGOLA2.0 (aka Valentina Petracca) illustrerà gli aspetti rosa, faceti, scandalistici e curiosi della comunicazione politica sui nuovi media. Questa settimana parliamo delle spasimanti di Sarkozy e Berlusconi.
Per chi vuole interagire in diretta
Risponderemo in diretta alle domande più gettonate della chat
Commenteremo insieme i risultati dei sondaggi effettuati in tempo reale tra gli spettatori della trasmissione
La mia coinquilina D. ha deciso di prendere un gatto. La aiuterà ad essere meno nervosa...dice. In realtà, da quando il gatto è arrivato l'unica cosa che è cambiata è che ora siamo nervosi in due!!! Anzi, in tre, perchè pure il gatto è nervoso...
Il gatto si chiama Arturo. Lo abbiamo preso al canile municipale, che già in sè è strano prendere un gatto al canile... Fatto sta che ci siamo avventurati di notte in piena campagna, in una zona popolata solo da maniaci e coppie clandestine, per raggiungere una vecchia villa in collina che somiglia alle case dei mostri del cartone animato Ben (lo ricordate?).
Mi aspettavo che dalla villa uscisse Pacciani con qualche compagno di merenda, invece ci viene incontro la gattara. La classica gattara. Età indefinita, sguardo allucinato, indossa un grembiule macchiato di strani fluidi e pieno di peli di animale. Parla contemporaneamente con noi e con qualcuno che le risponde dentro l’auricolare del telefono. Ma più volte ho il dubbio che l’auricolare non sia collegato a nessun telefono e che lei stia parlando con la vecchina che vive sotto la sua ascella. Porta dei guanti di lattice con cui mi stringe la mano. “Sono bagnati per l’ammoniaca”, mi dice guardando la mia faccia schifata. Ma non mi rassicura sapere che ho toccato dell’ammoniaca velenosa. E il fatto che, in fin dei conti, anche il piscio di gatto contenga ammoniaca, mi fa pensare sulla vera natura del fluido…
Entrati nel canile per gatti, D. ha una crisi allergica che, tra naso grondante e occhi gonfi, le sconvolge i tratti somatici al punto che, guardandola d’improvviso, ho l’impressione che al suo posto si sia materializzato Boris Eltsin che mi offre della vodka russa distillata da lui stesso.
La scelta del gatto è ardua. I concorrenti in lizza sono quattro. Arturo -che ancora non sa di chiamarsi Arturo – gode di un discreto vantaggio perché gli altri tre sono femmine, ed è più facile che la Terra inverta il suo moto rotatorio piuttosto che D. cambi il nome del gatto che ancora non ha. D., infatti, non cambia mai idea. E se cambia idea, nega di averlo fatto.
La gattara ingaggia con D. un feroce braccio di ferro psicologico nel tentativo di: a) fargli prendere un altro gatto; b) fargli prendere 2 gatti; c) fargli prendere tregatti; 4d fargli prendere tutti i gatti del canile; e) fargli prendere il suo posto al canile; f) convertirla al culto Wicca del dio gatto; g) convincerla a fargli assaggiare croccantini di salmone Viscas.
D. resiste declinando dei fermi e decisi no in almeno 8 lingue diverse, compresi alcuni dialetti dell’entroterra marchigiano di cui anche gli etruscologi ignorano l’esistenza. Alla fine prendiamo Arturo.
Facciamo il viaggio in macchina con il terrore che Arturo pisci nella mia macchina. Arrivati sotto casa, D., che ha il gatto in braccio, esclama “Oh no!!”. Già tremo all’idea del piscio di gatto sul sedile, quando capisco che D. stava solo pensando ad alta voce a quello che doveva fare due giorni dopo per lavoro. D. parla con il gatto delle sue preoccupazioni, perché già lo considera più empatico di me.
Il gatto Arturo, nella sua prima notte in casa nostra, è alloggiato in una minuscola scatola per scarpe al centro di una stanza immensa. Dicono che questa sia una delle torture inflitte ai feroci terroristi di Guantanamo. Pensate che effetto può avere su un gattino. Ovviamente Arturo corre a nascondersi terrorizzato sotto i mobile. E D. smadonna rincorrendolo.Lo pende in mano: lo accarezza, lo rigira, lo pettina, cerca di parlarlgli e si incazza perché lui non risponde, gli spunta le unghie, lo idrata, cerca di ingozzarlo di croccantini, prova a mettergli i bigodini. Il gatto, ormai sull’orlo di una crisi da stress post traumatico, riscappa sotto al mobile.
A questo punto D. urla: “Basta domani lo riporto al canile. Questo gatto è poco interattivo!”. Vado a dormire riflettendo su cosa sia un “gatto interattivo”…. Lo produce Sony o Nintendo?
In ogni caso, l’indomani, il gatto è ancora a casa. Lo trovo tranquillo seduto sulla sedia mentre guarda perplesso D. che si rotola per terra facendo le fusa. Avrei molte domande da farle, ma ho paura delle risposte….
Nella pronuncia romanesca, il nomade diventa lo "zincaro", lo zingaro. Figura simbolicamente simpatica per il "colore" che la connota, ma molto meno gradita per i problemi che la presenza che la comunità nomade porta con sè.
Molti, in nome di un "volemose bene" decisamente ormai fuori luogo, vorrebbe negare la realtà. Ma l'impatto degli zingari sul tessuto sociale italiano è spesso pesante.
Non è una questione razziale, ed è giusto NON fare di tutta l'erba un fascio. Ad esempio, è bene ricordare che oggi moltissimi nomadi non sono più tali, cioè abitano in case tradizionali, lavorano, vanno a scuola, sono integrati con la società che li ha accolti ed esigono, come tutti i cittadini italiani, il rispetto delle leggi che garantuiscono la sicurezza e la convivenza pacifica.
Molti nomadi, invece, continuano a vivere in piccole e grandi bidonville, spesso ingrandite a dismisura dall'arrivo di centinaia, migliaia di altri disperati senza fissa dimora. Guardando queste isole della miseria sempre più numerose dentro e ai margini della città, ci si domanda perchè - pur nella povertà e nel degrado umano che si può comprendere - nessuno degli abitanti di queste "città nella città" pensi a gettare l'immondizia almeno in modo ordinato, a non pisciare e cagare ovunque capiti, a evitare che i bambini sguazzino nelle marrane e nei pozzi neri a cielo aperto.
L'attività principale di molti nomadi (NON DI TUTTI, ma di molti) è la delinquenza. Possiamo usare eufemismi o negare la realtà, ma i fatti parlano. L'accattonaggio, lo sfruttamento dei minori per l'accattonaggio, l'affito di spazi nei campi a delinquenti di ogni fatta e specie, i furti di auto e negli appartamenti, i furti di rame dalle ferrovie (ricordiamocene la prossima volta che il nostro treno pendolari ritarda o non può partire)... Reati piccoli e grandi che nella comunità nomade hanno un'incidenza superiore a quella della media nazionale.
La scorsa settimana un campo nomadi romano è stato assaltato da 40 pazzi in cerca di distruzione. Pazzi, perchè rischiavano di fare del male a bambini e donne innocenti e di rovinare anche le loro stesse vite. Un atto da condannare, ma anche da capire. Se l'establishment radical-chic arroccato nelle case ricche di Prati e Parioli o nelle ville bunker dell'Olgiata e Axa continua a condannare e non capire il romano di borgata esasperato dalla forzata convivenza con l'illegalità e il pressante degrado dei sempre più numerosi campi nomadi, presto questi atti di violenza - deprecabile - rischiano di moltiplicarsi.
Chi vive in Italia deve poterlo fare in modo decente e deve farlo in modo rispettoso. E i giustizieri della notte improvvisati vanno fermati, ma anche compresi come espressione di un profondo disagio della società.
Il direttore del TG2, Mauro Mazza, attacca Grillo perchè "cosa accadrebbe se un giorno all'improvviso un pazzo, uno squilibrato sentendo quelle accuse premesse il grilletto?".
Una delle più grandi cazzate degli ultimi anni, direi.
Visto che in giro ci sono possibili psicolabili con la volontà di usare pistole, bisogna evitare di criticare la merda del Sistema?
Io non sono un grillista convinto, ma certo che se l'alternativa è il Mondo di Mazza, preferisco Grillo. Un milione di volte.
Se vuoi partecipare inviando spunti o contributi per la redazione della trasmissione o se vuoi essere presente nello studio “acquario” di Porta Portese per la diretta, scrivi a info@politicaduepuntozero.it.
"Ho pagato e non mi pento questo è il paese dei furbi".
Lo dice uno degli studenti coinvolti nello scandalo degli esami di ammissione all'università (vedi articolo su Repubblica.it).
A pelle mi viene da dire: "Che schifo di persona". Poi mi fermo, penso alla mia esperienza quotidiana, a quello che capita ogni giorno in ogni angolo del Paese, ai discorsi fatti solo poche ore fa con alcuni colleghi.